„Pregate per noi!” – grido d’aiuto dall’Africa centrale

23.10.2014 Autore: A. Rother

Brice, 12 anni, fuggito il 5 dicembre con la zia e il cugino. Vive ora in una tenda di plastica nel M'Poko Camp

Profughi di guerra vivono nel M'Poko Camp all’aeroporto di Bangui

L’organizzazione di sicurezza UNIT dell’ONU nella Repubblica centroafricana coordina la distribuzione settimanale di viveri a più di 2000 ex-combattenti Séléka in tre campi di profughi a Bangui (foto: ONU Photo/Catianne Tijerina)

Bangui/Zurigo. „Vi preghiamo: non stancatevi di pregare per noi. Il Padre celeste è l’unico che può assicurare la pace nel nostro paese.“ Questo è l’appello personale di cristiani neo-apostolici dalla Repubblica centrafricana.

Dal 2012 vige la guerra civile nel paese. La più parte dei cristiani „Anti-Balaka“ si scontrano con i musulmani „Séléka“. Furti, omicidi, saccheggi, rapimenti e violentazioni sono all’ordine del giorno, secondo i resoconti delle Nazioni Unite. La violenza ha raggiunto un nuovo culmine nelle ultime settimane.

I collaboratori dell’amministrazione neo-apostolica raccontano in un mail alla direzione della Chiesa in Canada che i conflitti hanno paralizzato completamente la capitale Bangui: „Le milizie hanno bloccato tutte le strade della città.“, la vita quotidiana si è spenta del tutto. Solo le truppe di sicurezza ONU pattugliano. Nonostante l’impiego dei caschi blu, “viviamo in tempi difficili”. Le armi sono diventate cosa normale e la gente è spaventata perchè sa che i valori umani non esistono più.

Zona rossa

Non solo l’edificio dell’amministrazione della Chiesa si trova in mezzo alla „zona rossa“ a Bangui, anche le comunità sono colpite. Secondo il resoconto di testimoni oculari, i ministri ecclesiastici della regione fanno da guardia con giovani fedeli davanti alle chiese notte per notte, i saccheggi aumentano sempre più.

Nell’Africa centrale ci sono circa 24.000 fedeli neo-apostolici, dicono rappresentanti della direzione canadese. La metà delle circa 320 comunità si trova nelle zone combattute. Molti edifici sono stati danneggiati dai combattimenti. Si contano da 1000 a 1500 membri delle comunità che si trovano in fuga. I servizi divini sono celebrati nella misura del possibile secondo le condizioni. La direzione della Chiesa non ha tutt’ora la possibilità di visitare il paese. I pochi contatti sono effettuati da ministri del paese vicino, la Repubblica del Congo. Si cerca di raggiungere e aiutare i membri della Chiesa con azioni umanitarie.

Gente in fuga

Secondo informazioni dell’ONU, circa un quarto dei 4,6 milioni di abitanti dell’Africa centrale sono in fuga. Circa 2,2 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon teme un genocidio come negli anni ‘90 in Ruanda: la „Pulizia etnica religiosa“ è una „realtà“ nel paese.

„Le nostre preghiere accompagnano la gente nell’Africa centrale“, dice il vescovo Peter Johanning, portavoce della Chiesa Neo-Apostolica Internazionale: „Ciò non vale solamente per i nostri fratelli e sorelle, ma anche per tutti coloro che devono subire la guerra civile.“