Parola del mese

Ascensione e comunione

Maggio 2007

Si può notare che nella Sacra Scrittura non si trovano tante parole in riferimento all'ascensione di Cristo, rispetto ad altri importanti eventi del piano divino di redenzione. Vi si riscontrano solo pochi accenni. Ma le epistole degli apostoli, quando ne fanno menzione, si esprimono al riguardo con termini molto belli.

Per esempio, nella lettera agli Efesini troviamo la frase: "[Dio] ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù" (Efesini 2, 6) – Leggendo questo, dapprima si rimane un po' sorpresi. Perché noi dovremmo essere "fatti sedere nel cielo"? È lui, il Signore, che è salito al cielo; noi, invece, siamo quaggiù e siamo confrontati con ogni tipo di problemi e difficoltà. Ma qui l'apostolo intende dire: il cielo deve essere la nostra posizione spirituale. Siamo, sì, ancora sulla terra, ma soltanto quali ospiti; la nostra vera patria, la nostra posizione spirituale è nel cielo. Vogliamo dunque muoverci e comportarci conseguente­mente.

È bello, se in una comunità si può dire: qui, in questa comunione, ci si sente come nel cielo!

Essendo risuscitati e fatti sedere nel cielo, noi aspettiamo la nostra ascensione. Ma in che modo l'aspettiamo? L'ascensione al cielo di Cristo racchiude due elementi: un incarico di lavoro ed una speranza rivolta al futuro. In tale contesto, il Signore stesso ha formulato ciò che dobbiamo fare: "... mi sarete testimoni" (Atti 1, 8).

L'evangelista Luca ci ha tramandato anche gli ulteriori avvenimenti connessi all'ascensione di Cristo. Qui leggiamo – anche con un lieve sottotono di rimprovero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo?" (Atti 1, 11) – Mi permetto di dirlo in modo un po' più drastico ancora: perché ve ne state qui inoperosi? Piuttosto, mettetevi al lavoro! A volte questo succede anche a noi: siamo talmente immersi nei nostri pensieri, da rimanere inoperosi. Mettiamoci al lavoro! Soltanto sull'operare riposa la benedizione. Lasciamoci guidare dallo Spirito Santo, cerchiamo di essere una testimonianza là dove viviamo. Questo presuppone un'attività da parte nostra. Perché dunque ce ne stiamo qui inoperosi e ci limitiamo a guardare verso il cielo? Gesù ritornerà! Ce ne rallegriamo, ne siamo felici e lo aspettiamo ogni giorno nuovamente.

Possa avverarsi anche per noi quello che leggiamo dei discepoli dopo che avevano assistito all'ascensione di Gesù: adorato il Signore, tornarono a Gerusalemme "con grande gioia". Erano nel tempio ogni giorno, lodando Dio. – Certo, non possiamo essere costantemente nella casa di Dio, non è possibile. Ma la nostra posizione spirituale deve sempre essere presso il Signore, oppure, come dice l'apostolo Paolo nella parola citata all'inizio: nel cielo, sempre in comunione con la Trinità divina. Stando in questa posizione interiore, potremo vivere il giorno in cui la parola rivolta agli Efesini si avvererà pienamente con la nostra ascensione al cielo. Auguro a noi tutti di essere allora accettati per grazia.

(da un servizio divino del sommoapostolo)