Linee guida "Servire e condurre"

Linee guida "Servire e condurre nella Chiesa Neo-Apostolica" in sintesi

  • Il nostro modo di "servire e condurre" nella Chiesa Neo-Apostolica si basa sull’insegnamento di Gesù Cristo e sul suo modo di operare, da cui traiamo i criteri normativi per i nostri rapporti con il prossimo.
  • La nostra azione deve contribuire al fine che tutti i credenti raggiungano l’eterna comunione con Dio e trovino su questo cammino la loro felicità.
  • Noi restiamo fedeli alle cose che si sono affermate per esperienza, ma mettiamo in pratica gli impulsi dati opportunamente dallo Spirito Santo.
  • Il mutuo rispetto, una apertura mentale, la modestia e la discrezione assicurano una collaborazione benedetta e conducono ad una comunione che piace a Dio.
  • È con amore e giustizia e dando ad altri il buon esempio che esercitiamo la nostra autorità ecclesiastica.
  • È attraverso la preghiera, il dialogo e lo spirito di conciliazione che preserviamo la pace.
  • Dio e la sua Opera sono sacri ai nostri occhi: ecco la nostra professione di fede!

Preambolo

Con queste "linee guida" la Chiesa Neo-Apostolica intende creare una base unitaria per l’esercizio delle funzioni di servizio e dei compiti direttivi all’interno della Chiesa.

Impegnative per tutti, queste linee guida sono destinate ad aiutare ogni singolo a contribuire all’unità della Chiesa e alla comunione fraterna dei suoi membri, dando prova d’amore verso il prossimo, di comprensione e stima reciproche.

Nella Chiesa Neo-Apostolica l’esercizio di funzioni direttive non è mai fine a se stesso, ma serve a far conseguire a tutti i fedeli la meta della fede, a far parte cioè della Sposa al ritorno di Cristo, per accedere così all’eterna comunione con Dio. I criteri normativi a questo fine si basano sui princìpi della dottrina di Gesù Cristo. "Servire e condurre" sono funzioni da svolgere aderendo con ubbidienza a ciò che è divino, pregando con fervore e operando con timore di Dio.

Si potrà edificare così una collaborazione che si basi sulla fiducia e sull’integrazione. La Direzione della Chiesa dà gran valore ad una applicazione universale di questo modo di servire e di condurre.

Introduzione

Il Vangelo di Gesù Cristo ha una validità illimitata nel tempo. Tuttavia la Direzione della Chiesa esamina con scrupolosità il modo di servire e condurre attuato al suo interno

per verificare se corrisponda alle esigenze dei nostri tempi. In questo suo intervento la Direzione si rende conto della responsabilità di salvaguardare tutte le cose che si sono finora affermate per esperienza.

I cambiamenti subentrati nell’atteggiamento di tanti uomini in relazione al lavoro e a chi ha mansioni direttive nei loro confronti esigono al giorno d’oggi una maggiore sensibilità, un’intensa disposizione al dialogo e alla collaborazione. Trovandosi coinvolto, in maniera responsabile, nello sforzo di riflessione e di azione, ogni singolo potrà sviluppare i suoi doni e le proprie capacità a favore della Chiesa e a suo beneficio personale.

Le linee guida da applicare esercitando funzioni di servizio e compiti direttivi in seno alla Chiesa Neo-Apostolica verranno messe in evidenza sotto i seguenti titoli:

  • Esigenze a cui deve rispondere chi svolge funzioni di responsabilità
  • Autorità
  • Comportamento di chi è chiamato a dirigere
  • Delegazione
  • Comunicazione
  • Come risolvere conflitti

I termini di "persona responsabile" o di "persona con funzioni di responsabilità" stanno ad indicare: il sommoapostolo, apostoli di distretto, apostoli, vescovi, ministri distrettuali, conducenti di comunità, fratelli e sorelle cui incombono incarichi specifici, come l’ufficio di presiedere a gruppi di lavoro, a commissioni ecc.

Esigenze a cui deve rispondere chi svolge funzioni di responsabilità

Per lo svolgimento di funzioni di responsabilità sono necessarie qualità di carattere spirituale, come ad esempio:

  • una fede profonda
  • il timore di Dio
  • l’amore del prossimo

ma anche qualità direttive, come:

  • la franchezza
  • la sincerità
  • la discrezione
  • la capacità di comunicare e di sottoporsi ad una critica
  • la fiducia in sé
  • l’impegno e lo spirito di sacrificio
  • la resistenza e la tenacia sul lavoro.

Le persone chiamate a dirigere devono essere sempre disposte a verificare il proprio comportamento e a sviluppare le loro qualità direttive. Coerenti con il pensiero cristiano, rispettano le idee religiose di chiunque, senza mai denigrare altre culture o usi e costumi altrui; danno prova del dovuto rispetto nei confronti di ogni essere umano e non esigono dai ministri o da altri fedeli più di quanto siano disposte a fare esse stesse.

La credibilità dei dirigenti dipende dalla loro capacità di mantenere le promesse, di agire in maniera coerente e di prendere decisioni fondate. Nel contesto è prezioso l’orientamento che offre la parola tratta da Giacomo 1, 22:

"Ma siate facitori della parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi". (Giacomo 1, 22)

Autorità

Gesù Cristo è il capo della Chiesa. Il sommoapostolo è il capo di tutti gli apostoli, insieme ai quali egli dirige la Chiesa. Gesù Cristo diceva:

"In verità, in verità vi dico che il servitore non è maggiore del suo signore, né il messo è maggiore di colui che l’ha mandato" (Giovanni 13, 16)

Occorre fare una distinzione tra l’autorità esteriore (il potere) e l’autorità interiore (il carisma personale). L’autorità esteriore consiste nell’esercizio del potere legato alla posizione dell’individuo.

L’autorità interiore di una persona si distingue essenzialmente per questi elementi:

  • la sua capacità di interiorizzare dottrina e direttive mettendole in pratica personalmente;
  • la forza di convinzione che deriva dalla sua credibilità e dal modo fondato e coerente con cui trasmette la dottrina e le direttive;
  • la sua competenza spirituale, umana e nella materia specifica;
  • la sua veracità e affidabilità.

La mancanza di un’autorità interiore comporterebbe, da parte di chi è chiamato a seguire, una perdita di fiducia, rassegnazione e addirittura il rifiuto.

Comportamento di chi è chiamato a dirigere

Dirigere significa avere un obiettivo e mostrare il cammino ad altri, accompagnandoli. In ogni situazione chi esercita funzioni di responsabilità deve avere coscienza del fatto che il suo comportamento sarà d’esempio ai ministri e ai fedeli affidati alle sue cure. L’interesse generale della Chiesa deve occupare un ruolo di preminenza nei suoi pensieri. Mai si dovrà abusare di un ministero o di un incarico specifico esercitandoli a propri fini personali.

Chi è chiamato a dirigere non deve aspirare ad onori personali attenendosi invece a queste parole del Figlio di Dio:

"Io v’ho dato un esempio affinché anche voi facciate come v’ho fatto io". (Giovanni 13, 15)

Sarà solo procurandosi una visione chiara e oggettiva di ogni situazione che una persona responsabile potrà prendere decisioni e fare scelte che giovino alla Chiesa e ai fedeli. Chi esercita funzioni di responsabilità deve tener presente inoltre che sia i ministri sia i fedeli si mettono di propria volontà al servizio della Chiesa. Già per questo semplice motivo, quando affideranno dei compiti, faranno attenzione a non imporre oneri eccessivi.

L’esercizio di funzioni direttive implica

  • ferventi preghiere e l’osservanza accurata di indicazioni divine prima di procedere alla scelta di ministri e di fedeli da chiamare ad una collaborazione;
  • la delegazione di responsabilità;
  • il sostegno spirituale e specifico di servi e fedeli cui vengano affidati relativi incarichi;
  • l’invito a partecipare ad uno sforzo di riflessione e di azione comune;
  • il saper proporre, motivare e spiegare un incarico, comunicandolo con convinzione e vegliando sulla sua esecuzione;
  • la messa a disposizione di una certa libertà d’azione necessaria all’adempimento degli incarichi.

Le relazioni devono essere caratterizzate da stima reciproca e amore del prossimo, anche se si commettono e ammettono errori. Non c’è motivo di tacere quando è il caso di lodare o criticare la qualità di un’esecuzione, ma sarà opportuno farlo senza ritardo finché sia viva l’impressione di quanto è accaduto. Proponendo dialoghi di questo genere si contribuirà all’instaurazione di un clima di fiducia e della motivazione necessaria al compimento dei relativi incarichi.

Chi è chiamato a dirigere dovrà aprirsi ad ogni suggerimento, riservandosi però la decisione definitiva.

Chi ha funzioni di responsabilità ha anche il dovere di mettere in evidenza certe necessità proprie della Chiesa, che possono avere per conseguenza la rinuncia ad alcuni obiettivi personali non realizzabili all’interno della Chiesa.

Tutti questi schemi di comportamento adottati in maniera coerente dalle persone responsabili creeranno un clima di fiducia e di rispetto reciproco stimolando l’individuo ad identificarsi con il gruppo e permettendo al singolo di sentirsi a suo agio insieme agli altri.

Delegazione

Affinché si possano concentrare sui compiti essenziali, le persone con funzioni direttive dovranno saper delegare un buon numero di responsabilità secondarie. A questo fine sarà loro premura verficare quali compiti pastorali, a livello di distretto o di comunità, possano essere assunti da ministri che dispongano delle qualità richieste allo scopo.

Parte integrante della delegazione è l'assegnazione di facoltà decisionali, necessarie all’esecuzione di relativi incarichi.

Quando sarà il caso di realizzare compiti ampi e complessi, dirigenti espressamente autorizzati procederanno a formare dei gruppi di lavoro, i cui obiettivi e le cui strutture saranno da definire all’interno del gruppo. Un gruppo di lavoro potrà avere successo solo a condizione di poter beneficiare del sostegno necessario da parte della persona responsabile.

Comunicazione

È nell’interesse di ogni individuo comprendere gli obiettivi, le intenzioni, i sottintesi e le coerenze interne dei compiti da eseguire; ognuno sente inoltre il bisogno di proporre le proprie idee. Tutto ciò riesce nel migliore dei modi se si instaura un vero clima di comunicazione.

Se vengono a mancare sia dialoghi aperti sia incontri regolari, possono sorgere incertezze e malintesi. In un gruppo aperto alla comunicazione, opinioni divergenti saranno oggetto di una libera discussione.

Gioverà a creare una vera unità se ogni decisione viene spiegata e motivata quanto meglio possibile; eventuali questioni e le relative discussioni che potessero sorgere non devono essere considerate come segno di discordia, ma come un modo di trovare l’unità e l’unanimità.

Persone con funzioni di responsabilità devono saper trasmettere le informazioni in modo adeguato. Ma è anche loro compito vegliare affinché ricevano a loro volta l’indispensabile ritorno di informazioni sull’applicazione e sugli effetti degli incarichi da eseguire. Si può pervenire ad una vera unità e unanimità solo se:

  • si implora l’aiuto di Dio in preghiera;
  • gli incontri con tutti gli interessati avvengono senza pregiudizi e presunzioni;
  • esiste una vera disposizione alla collaborazione;
  • ogni partecipante è disposto a prestare ascolto, a comprendere la visuale dell’altro;
  • le giuste informazioni arrivano a debito tempo e luogo;
  • esiste una vera apertura mentale nei confronti di opinioni altrui;
  • si rinuncia ad irrigidirsi nel proprio punto di vista e si può instaurare una comunicazione libera da ogni timore.

Infine, per salvaguardare l’unità, bisogna evitare che le decisioni, disposizioni e direttive, una volta prese, vengano poi interpretate da ogni singolo secondo il proprio gusto.

Come risolvere Conflitti

Le relazioni umane sono caratterizzate da appoggio reciproco e amicizia, ma anche da divergenze d’opinione, da conflitti di interessi e da pregiudizi. Incontri regolari favoriscono una migliore comprensione reciproca e limitano il rischio che sorgano inutili conflitti.

Una chiarificazione dei poteri decisionali di ciascuno e una generale disposizione alla modestia possono evitare parecchi conflitti.

La caratteristica di una buona cooperazione tra fratelli e sorelle di fede non consiste in una totale assenza di conflitti, ma nel modo in cui questi conflitti vengono gestiti e risolti. I conflitti offrono a tutti i partecipanti la possibilità di trovare soluzioni nuove e migliori, sempre che sappiano dar prova di mode-stia, d’amore e di mutuo rispetto. Nel contesto bisogna fare una distinzione tra il modo di essere di una persona e la sua azione; spesso, infatti, una persona è animata dalle migliori intenzioni, ma commette errori senza accorgersene. Occorre quindi cercarne le cause, non un colpevole! Nei casi in cui i problemi siano dovuti all’incompetenza di ministri o membri cui siano stati affidati certi incarichi, la persona responsabile deve essere pronta a parlarne con loro e, se necessario, a provvedere alla loro sostituzione. Dialoghi di questo genere devono essere condotti con il dovuto rispetto della dignità della persona in questione.

Nel caso non si riesca a risolvere un conflitto, ognuno potrà rivolgersi con fiducia ad un responsabile superiore.

"Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di tenera compassione, di benignità, di umiltà, di dolcezza, di longanimità; sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi a vicenda, se uno ha di che dolersi d’un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. E sopra tutTe queste cose vestitevi della carità he è il vincolo della perfezione". (Colossesi 3, 12–14)